Gossip Italia random header image

Home > > Sitemap > Links > Contatti > Disclaimer


Siti e Blogs





 

Sospensione attività del blog

Si avvisano gli utenti che il blog sospende, fino a data da destinarsi, ogni attività.
Sarà possibile leggere i vecchi post, ma non è più possibile aggiungere commenti.

Rimangono accessibili, senza limitazioni, le altre sezioni del sito, navigabili attraverso le voci del menu, posto in alto a destra del ritratto di Cinzia Leone.

Per visionare i videoclip ("Tunnel", "Scusate l'interruzione", ecc.) cliccare su "i video di Cinzia Online", sempre in alto a destra del ritratto.

L'amministratore del sito.

Per contattare l'admin: admin@stylefactory.it

 

Liberi di amare

E' il titolo del libro di Laura Laurenzi. Un libro meraviglioso che vi consiglio di leggere. Il sottotitolo del libro è: " Grandi passioni omosessuali del novecento". Ma la cosa più interessante non è l'omosessualità di queste passioni. Ma la passione stessa. Ed è il coraggio di queste passioni, che mi ha appassionato. Perché è il coraggio di vivere il ?dentro? e quindi anche il ?contro?, l?altra faccia, di ogni sentimento, di ogni timore, di ogni ?colpa?. Con la furia e l?impeto di chi non si sottrae mai, neanche una volta,all?opportunità doverosa di vivere tutto sé stesso ?
Se ripenso alle volte in cui sento la maggioranza delle coppie chiamarsi reciprocamente:"Amò"?. Al vuoto totale di quelle voci.
Alla completa assenza di una qualunque reale vibrazione emotiva in quel suono. Quasi sempre un suono incolore, solito, sbadato. Non cercato, non pensato, non scelto. Usuale. Spesso sprecato ?
Nel libro di Laura Laurenzi non ci sono solo passioni devastate e devastanti. Ma anche amori pacati, mai dubbiosi, fedeli. Presenti. Al limite del ?servizievole?. Pienamente dediti.
Confesso che la passione tra Verlaine e Rimbaud toglie il fiato. Scuote le vene. Riattiva il flusso energetico che corre verso la conoscenza, verso il limite di se stessi. La definizione:? ci amavamo come tigri? ?. la dice lunga sulla conflittualità che qualunque sentimento così potente genera. Ma il fascino straordinario di quell?esperienza intrisa di follia è la poesia luminosa con cui Rimbaud ci porge il suo caos. La sua dolorosissima interiorità. Laura Laurenzi lo ha definito: ?un angelo furioso?. Perché era bello come un angelo.
Una sola volta nella vita mi è capitato di amare così. Avevo diciannove anni e amavo ancora senza sapere chi ero. E? l?uomo che ha lasciato solchi che nessun vento ha cancellato. Ma io, in quel vento, ancora cammino ?
il blog di cinzia leone

 

CALENDARIO 2008

il blog di cinzia leone
Cinzia Leone in "OUTLET"

Dall 11 marzo al Teatro dei Satiri - Roma

Via Di Grotta Pinta, 19
00186 Roma (RM)

Per informazioni e prenotazioni
06 6871639
www.teatrodeisatiri.it

 

Perchè non faccio satira politica

Perchè una politica che non prende reali provvedimenti nei confronti di nessuna delle problematiche urgenti di questo paese, non è una politica che "si fa i cazzi suoi". E' una politica che "fa i cazzi di qualcun altro". Non mi pare che siano i nostri.
Contro chi dovrei accanirmi? Contro i "cazzi suoi" o contro "i cazzi di qualcunaltro"? Ho preferito accanirmi sui "cazzi nostri". Il dibattito è aperto ?. Voglio solo dire una cosa. Io ?attacco? il mercato utilizzando la comicità come linguaggio subliminale. Cerco di fare il lavoro che fa la pubblicità. Ma non ?vendo? niente. Se posso cerco di mettere in crisi qualcosa su cui non si era riflettuto. Penso che il ?mercato? sia la reale espressione delle volontà politiche. Ecco perché non faccio satira politica. Preferisco farla al mercato e al nostro subirlo senza alcuna capacità critica.

 

Non si possono non dire due parole sulla canzone vincente di Sanremo

"Perdutamente tua ... che Dio ci fulmini" .... cantata a Sanremo a mò di musical, con l'orchestra, il vestito dorato e le lacrime agli occhi ... non se pò veramente sentì ... Quando poi senti che è arrivata prima classificata, capisci che forse veramente non c'è più niente da fare.
E a quel punto, con rassegnazione, ti aspetti che il successo dell'estate sia:" Dio come ti amo ... te possino cecatte" e la canzone vincente del prossimo Sanremo, invece:" Sei l'aria che respiro li mortacci tua ! ". Stiamo vicini vi prego. E' un momento veramente difficile. Io non so più che fà.
Si vede che avevano esaurito il repertorio originalissimo di frasi d?amore del tipo: ?E quando non ci sei ?ei ? ei io non parlo mai ?ai ?ai? ai? oppure ? ?E sarà bellissimo immaginare di baciare le tue labbra al sole, mentre io mi fracico di acqua, perché piove,sotto al tuo portone?. Mah! Almeno Masini quando la mandava a fa ?n culo, ce la mandava perché era incazzato. Questi ci si mandano cantando a squarciagola, con i violini e portandote le rose perché ti amano ?
A me me pare che non c?hanno assolutamente niente da dì ? e allora provano a mandarsi affa?n culo cantando ?

 

NON SI PUO? PARAGONARE LA ?PENA DI MORTE? ALLA ?PENA? DI ABORTIRE

La pena di morte significa togliere la vita a qualcuno, dopo averlo giudicato immeritevole di aver avuto la vita in dono. Il diritto alla ?pena? di abortire è la libertà di scegliere di non dare la vita in dono, quando si valuta la vita immeritevole, di accogliere la vita stessa.. (e non solo per motivi economici. A volte non si è semplicemente ?pronti?e magari lo si capisse più spesso)
In parole più semplici, scegliere il diritto di non eseguire la pena di morte, non si può paragonare alla scelta di non dare a un feto, che nei primi due mesi di gravidanza, è ancora un?ipotesi di vita, la possibilità reale di vivere.
I figli che non nascono da madri consapevoli del significato di dare vita a una vita, sono il ?frutto? della sua decisione di non poter essere madre.
Si può scegliere di non dare vita a un ?frutto?( che è ancora un seme) che non siamo in grado di far maturare dentro di noi, in quanto madri, quindi di abortire.
In quanto uomini(esseri umani) invece, non si può scegliere, a mio parere, di togliere la vita a un ?frutto? bacato(un assassino), ma già nato, uccidendolo.
Questo è il motivo che non permette di porre sullo stesso piano il diritto di esercitare la pena di morte, al diritto di abortire. Dire:? se si difende la moratoria contro la pena di morte, allora si difende anche la moratoria contro l?aborto perché la vita se si difende si difende sempre, sà un po? di malafede. Perché sono condizioni imparagonabili.. L?una parla di morte, l?altra parla di vita. Non sono la stessa cosa. Sono solo due facce della stessa medaglia. Condannate a far parte dello stesso insieme, ma separate per l?eternità..
Essere contro la pena di morte personalmente, significa essere contro l?idea di potersi sostituire a Dio stabilendo un criterio di ?giustizia? umano, che usa come soluzione, lo stesso contenuto del delitto: l?ASSASSINIO. In teoria si potrebbe pretendere, allora, di giustiziare successivamente coloro che hanno ?giustiziato? l?ingiustizia, procedendo lentamente verso la fine di tutto. Non è un criterio evolutivo questo, e non è figlio della ragione.
Una madre che ha il dono o la proprietà di procreare, se stabilisce di non dare vita alla vita, ha il diritto di farlo, perché sa di non essere in grado, per mille motivi, di garantire la vita nel senso più complesso del termine. Stasera mentre scrivevo questo post, a ?chi l?ha visto?, si parlava dei bambini di Gravina ritrovati dopo un anno e mezzo, nel pozzo in cui è precipitato un altro bambino.Il padre dei bambini di Gravina, che pare sia il colpevole dell?assassinio, è in carcere da Novembre. Se la madre di quei bimbi, all?epoca in cui li concepì, fosse stata in grado di valutare il marito per quello che era, forse avrebbe scelto di fermarsi, perché chissà quante altre volte, quella mamma, avrà visto i suoi figli patire la presenza di un padre che non era in grado di essere padre se non come padre violento. La madre che crea, ha il diritto di scegliere di non creare, se non può farlo, perché è lei a creare. Anche la madre di Samuele, il bambino di Cogne, forse avrebbe fatto bene a rendersi conto che non era in grado di essere madre, prima di scegliere di diventarlo.
La Madonna ha accettato il suo straordinario destino, accettando di essere la madre di Cristo. E noi gliene siamo immensamente grati. Anche noi accettiamo il nostro straordinario destino, che però non è quello di essere la Madonna. Ma è quello di essere Madri, terrene, consapevoli di quello che stiamo facendo. Del significato intero di quell?evento.

 

Ma che è ?sta storia che per scoprire il meglio bisogna dare un'occhiata al peggio?

Ma che è ?sta storia che quando uno c?ha dei turbamenti ? somiglianti al ?doloroso? deve andare a vedere chi sta peggio di lui per stare meglio? Spero che ci si possa al più presto rendere conto dell?assoluta crudeltà di questo suggerimento. Sia per quelli che peggio ci stanno veramente. Sia per quelli che per sentirsi fortunati devono andare a vedere quelli che non lo sono. Ma andiamo al mare! Tutti. Sciancati e dritti.
La verità è che siamo completamente impreparati a vivere la vita, come dice Vasco Rossi, ?con tutti i suoi turbamenti?. Includere, nel normale ritmo della vita, momenti ?riflessivi?, a volte fortemente malinconici, è semplicemente NORMALISSIMO. Ma mica viviamo a Disneyland. A quindici anni devi vedere tutto rosa???? Ma non è vero! E' vero solo se ti impasticchi. E io non voglio istigare all'impasticcamento. Ecco come facciamo a crescere individui impreparati a vivere. Essendo disonesti e non dicendogli la normale verità. Nella vita si va in crisi. Quando ci si va, si aspetta che finisca. Si capisce perchè lo si è stati e poi si va a BALLARE!!! MA CHE ... DAVERO???
Quando di fronte all?ipotesi di una qualunque piccola crisi, inforchiamo tutte le definizioni retoriche e le soluzioni paradossali, tipo quella di andare a vedere chi soffre di più per soffrire di meno, è perché in realtà siamo terrorizzati da qualsiasi ombra possa stendersi sulla nostra ?serenità?( molto apparente) . Se io quando stavo sulla sedia a rotelle o camminavo come un polipo, avessi saputo che qualcuno stava venendo lì dove ero, per rendersi conto che lui non era nella merda, nella merda ce l?avrei messo io gonfiandolo come una zampogna e realizzando così un doppio miracolo, mai visto prima: Io che da una paralisi, camminavo e menavo improvvisamente, e l'umanità alleggerita da un fiume di retorica in meno.
Ovviamente sono sul cazzeggio spinto perché in realtà vorrei invitare tutti i partecipanti del mio blog ad andare nella stessa direzione autoironica. Con questo, non intendo colpevolizzare nessuno di essersi lasciato andare ad essere se stesso anzi gliene sono grata. Ma con il massimo dell?affetto e della comprensione vi invito per un attimo a guardarci tutti dall?esterno e a renderci conto che in alcuni momenti siamo al limite della comicità, perché al dolore, ci crediamo troppo. Guardate che ho fatto lo stesso discorso a me stessa quando quindici anni fa, dopo le emorragie, mi hanno messo di fronte allo specchio e meno male che ero strabica, perché sinceramente, non mi si poteva guardare. Guardate che a volte le disgrazie, sommate ad altre disgrazie, diventano fortune. Quando ero strabica, grazie alla diplopia (con un occhio ci vedi doppio, ma solo con uno), mi sono iscritta all?università e mi sono laureata in un mese. Ero velocissima a studiare perché con un occhio leggevo e con uno ripassavo .... una vera comodità ....

 

Alleluja!

La linea telefonica del Teatro San Raffaele è stata ripristinata da Fastbluff (Alleluja!) Potete ora prenotare, se lo desiderate, la vostra partecipazione allo spettacolo. Grazie per la vostra infinita pazienza. Cinzia

Teatro San Raffaele, Via Ventimiglia, 6 ROMA (Zona Portuense Trullo) Tel. 0645447585

 

Al TEATRO SAN RAFFAELE AL TRULLO. VIALE VENTIMIGLIA 6

Per ora è l?unico teatro dove sono riuscita a realizzare il mio progetto di portare lo spettacolo OUTLET in periferia. Nella quindicesima circoscrizione. Sono ben felice di poter iniziare. Sono sicura che sucessivamente a questo primo esempio, anche altre circoscrizioni, cercheranno di aderire. Il problema maggiore è l?assenza dei teatri. E quando i teatri ci sono, sono troppo piccoli (centocinquanta posti nelle ipotesi migliori). Io ovviamente mi sono offerta per fare lo spettacolo in qualunque altro luogo: palestre sale della asl e via dicendo. Ma ci sono ostacoli di qualunque tipo. Io comunque non demordo e vediamo che succede. Al trullo grazie a Gianni Paris, che è il Presidente della circoscrizione, intanto lo faccio. Andrà in scena venerdì alle 21, sabato alle 21 e domenica alle 17 e 45. Poi spero che si possa continuare ad essere presenti sul territorio ?. Magari mi invento una specie di scuola che si può intitolare: occasioni di espressività. Non lo so. Ma mi piacerebbe lavorare con la gente. Non per insegnargli a fare l?attore, che tra l?altro non ne sarei neanche capace, ma per vedere che c?ha la gente dentro e che non tira quasi mai fuori ?. Chi lo sa? Per ora sono scaldata da un?idea che è solo tale. Mi è venuta mentre scrivevo. Cioè avevo pensato già ad una specie di ?studio collettivo? ma stasera scrivendo mi è venuta l?idea. Vedete tocca parlare per tirare fuori le idee. Cioè nel nostro caso stiamo scrivendo. Ma non so voi. Io quando scrivo i post è come se parlassi. Nel senso che scrivo per parlare. Voi direte:? ma perché non ti scrivi da sola?? Perché al punto di parlare da sola, grazie a Dio, ancora non ci sono arrivata

 

"Poveri in giacca e cravatta si sentono falliti e si ammalano"

Sul sito di ?Repubblica? di dieci giorni fa, circa, ho letto questo interessantissimo articolo, che comincia a rivelare con evidenza, le conseguenze psico-emotive di un sistema capitalistico sfrenato, intriso di cinismo, di competitività, e mai sostenuto, a livello comunicativo da un minimo di buon senso e di onestà intellettuale.
Ve lo ripropongo per sollevare non gli animi, ma, spero, una serie di riflessioni su quello che ci gira intorno e dentro la testa.

"Soprattutto uomini, tra i 40 e i 55 anni. Sono i nuovi poveri italiani in
"giacca e cravatta ", vittime del disagio economico del nostro Paese che li
fa sentire falliti. Una condizione psicologica rischiosa che provoca ansia,
depressione, isolamento e attacchi di panico. A parlare dello stato dei
"poveri in giacca e cravatta" e' Paola Vinciguerra, Psicoterapeuta.
"Il problema e' il denaro sul quale si e' investito troppo ma che
oggi ha perso il suo potere di acquisto - I soldi
diventano un catalizzatore di emozioni, paure, nevrosi che di volta in volta
possono sfociare in comportamenti irrazionali". "Nei nostri centri -
prosegue la Vinciguerra - arrivano uomini e donne che manifestano disturbi
chiari: attacchi di ansia, di panico, depressione o con disturbi come
gastriti, emicranie muscolotensive, cervicale. Sono persone che per mesi
hanno cercato in modo ossessivo di far fronte ai problemi legati al disagio
economico per paura di non arrivare a fine mese, per paura di non poter
garantire ai figli il meglio". "I poveri in giacca e cravatta sono una larga
schiera di individui - dice Paola Vinciguerra - Sono afflitti da un grande
senso di fallimento. Il piu' delle volte, all'inizio, si nascondono dietro
ad un precario riparo fatto di apparente rispettabilita', anonimato,
vergognosa e sfuggente discrezione. Dietro questa apparenza l'individuo si
sente un diverso, un incapace di vivere normalmente. Tende quindi ad
isolarsi e chiudersi nel gruppo protettivo della famiglia, distaccandosi dal
sociale che viene vissuto come minaccioso creando stadi profondi di
insicurezza, inadeguatezza, solitudine interiore. Si tratta di danni sociali
che sviluppano il progredire della societa'"
"Quello che possiamo fare -
conclude la Vinciguerra - per combattere il disagio sociale che sta
emergendo e', prima di tutto, cercare di non vergognarci di uno stato che
non esprime una nostra incapacita' personale ma solo un momento di
difficolta' sociale al quale dobbiamo opporci in maniera combattiva e non
sottraendoci come se fossimo i vinti. Questo non ci farebbe entrare in ansia
e depressione ed avremmo cosi' a disposizione energie utili per capire come
poter divenire piu' produttivi, e dove e' necessario rendersi conto che siamo noi gli attori e forse anche i registi della nostra vita".


Mi permetto di concludere questo strano frullato di post(scritto in minima parte da me e in buona parte dalla Vinciguerra) sostenendo sinteticamente che nella vita i SOLDI SERVONO DI SICURO. MA SERVONO ALTRETTANTO E FORSE DI PIU? I COGLIONI . CHE PURTROPPO CON I SOLDI NON SI POSSONO COMPRARE. SI POSSONO SOLO? GENERARE? CON LA TESTA. LA PROPRIA. Quando mi compro le palle della Lindt, quelle definite con la ?scioglievolezza?, dico sempre: ?Mi dia un po? di palle di cioccolata và ? che ormai purtroppo sono le uniche ?palle? vere che si possano trovare in giro. " .....Speriamo che c?ho torto ?