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Collezionisti di campioncini, è finita la pacchia

graziaPrima nei resort extra lusso e nelle Spa. Poi negli alberghi business di fascia alta e altissima. Ora, inesorabilmente, piano piano in tutti gli hotel a 5, 4, forse anche 3 stelle. Per i collezionisti di campioncini i tempi sono sempre più duri, perché da resort e hotel stanno sparendo shampoo, balsamo e doccia schiuma in quelle belle, eleganti e comode piccole confezioni di plastica. Perfette, tra l’altro, per le nuove regole sul trasporto di liquidi in volo.

Saranno magari state proprio le nuove regole, che hanno trasformato anche gli indifferenti in famelici collezionisti di boccette, saranno stati ulteriori sviluppi di un ipocrita ambientalismo alberghiero (lo stesso degli asciugamani da buttare per terra o delle lenzuola da marcare con un cartoncino), ma tant’è: ora shampoo, balsamo e quant’altro sono proposti in piccole boccette di vetro, di ceramica, di porcellana, con tappi non ermetici dello stesso materiale o al massimo di sughero. Insomma stanno lì sul lavandino e ti guardano come se ti volessero dire: “vediamo un po’ che cosa ti inventi per portarmi via adesso“. Niente, ovviamente, non ci posso fare niente. Mi posso solo sfogare sul sapone!

 

La vera trasgressione è dire ?PER SEMPRE?

graziaIn spiaggia (ufficialmente sarei in vacanza,ma sapete com?è, con la tecnologia è così facile essere connessi, che la redazione non riesce a liberarsi di me…), nel capanno accanto al mio, c?è un ragazzo di poco più di 30 anni, completamente tatuato.

Gambe, braccia, torace e schiena sono coperti di raffinati disegni, anche colorati, che mi ha spiegato si è fatto fare in Giappone in ore e ore di lavoro, molto doloroso. Quel corpo istoriato gli dà un?aria da duro, da protagonista di un film ?sesso, sangue e violenza? che contrasta in maniera surreale con il suo ruolo di marito e padre affettuosissimo di due bambini piccoli. Ingenuamente gli ho chiesto perché e lui, altrettanto ingenuamente, mi ha risposto: «Mi piacciono». Credo sia la risposta media del tatuato medio: nessun segnale semantico, solo un gioco, un divertimento, per molti una moda che furoreggia, dalla televisione alle spiagge. E non stiamo parlando solo di cantanti o calciatori che esibiscono una varietà di tatuaggi da catalogo. Parlo di gente ?normale?, per esempio nell?ultima festa della mia famiglia (fratelli, nipoti, con annessi fidanzate/i), non so come mai si sia finiti a parlare di tatuaggi e ho scoperto che tutti, dico tutti i presenti sotto i 40 anni, ne avevano almeno uno… Sia chiaro, io non ho nulla contro i tatuaggi, anzi: mi piacciono, li trovo divertenti, interessanti e, in qualche caso, anche belli. Ma se la gente si tatua dalla notte dei tempi e il fenomeno è in costante crescita, anche nel civilissimo mondo occidentale, ci deve essere qualche spiegazione ben più seria e profonda della tendenza dell?estate.

Un?amica, che è già alla terza catena sulla caviglia, sostiene per esempio la tesi sociologica: in questa maledetta società di massa sarà una farfallina disegnata, che so, sulla pancia che ci salverà… O almeno ci distinguerà da tutti gli altri che, in tutto il mondo, ormai si vestono come noi, mangiano come noi, vedono in televisione quello che vediamo noi. Forse ha ragione visto che ho letto che nell?antichità gli unici uomini non tatuati erano gli schiavi, il gradino più basso della scala sociale, a cui evidentemente non era concesso neppure di disporre del proprio corpo. Il tatuaggio, dunque, come simbolo di libertà, di espressione di sé, di creatività e anche della voglia di essere un po? contro, un po?, almeno un po?, diversi. Un?altra amica, che da tempo discuteva di farsi un tatuaggio, ma poi aveva sempre rimandato, tergiversato per ansia, non da paura fisica, ma da scelta irreversibile, quando finalmente l?ha fatto mi ha raccontato di essersi sentita coraggiosa, e non per questioni fisiche, ma «perché un tatuaggio è per sempre». E, se ci pensate, ha ragione: siamo così abituati a un mondo in cui tutto cambia così velocemente, in cui non solo è lecito cambiare, ma è quasi obbligatorio farlo, dove domina il digitale, il virtuale e quindi una realtà che non è tale, che l?idea di scrivere sul proprio corpo, in maniera indelebile, non reversibile, è effettivamente molto forte, quasi rivoluzionaria, certamente trasgressiva.

Ma la spiegazione più convincente e divertente me l?ha data un giorno un manager con cui avevo una riunione di lavoro. Avete presente il classico ?giovane manager di successo?? Magro, non alto, doppiopetto blu, camicia button down, cravatta colorata, ma senza esagerare, occhiali: perfetto e un po? convenzionale. Improvvisamente allunga un braccio e la camicia lascia intravedere un super tatuaggio decorato, molto bello e un po? aggressivo. Lui velocemente tenta di nasconderlo, ma io non mollo e gentilmente lo costringo a mostrarmi entrambe le braccia, tatuate come quelle di un marinaio. A quel punto, smascherato, lui ammette di avere dei disegni anche sulle gambe e di avere il progetto di tatuarsi tutto. Potevo non chiedergli perché? E lui, serafico: «Perché ho un corpo infelice (testualmente, che simpatico!) e il tatuaggio lo rende tanto più interessante…». È da allora che…

sto seriamente pensando di farmi tatuare le cosce.

 

Litigi, risate, silenzi. Erano NOSTRI e di quest?isola. Dove non ti rivedrò più

Giugno 2001, Milano, lei alla mia sinistra col volante in mano e i capelli che le coprono mezza faccia. Suoni di brutte musicassette italiane. Parole dapprima tranquille e poi taglienti come una sega a nastro. Litighiamo. Ci picchiamo, quasi…

grazia

Luglio 2001, Milano, una cena all?aperto in quattro o cinque, c?è anche lei. Tutti a ciarlare e lei lì, spaesata con leggerezza, ad ascoltare questi malati, questi colleghi che si scrivono addosso. Lei che dice: «Io ho guidato un carroarmato, figurati se non riesco a guidare un barchino a Ponza», e noi giù a ridere, perché lei si credeva di fare la vera giornalista, si credeva, lei e il suo Ruanda, il suo cuore di tenebra, il suo planisfero appeso in casa.

Agosto 2001, Ponza, Hotel Torre dei Borboni, tutti bronzei e autoriflessi, io che scalpito per andare in mare ma lei no, lei bianca come un cencio. Lei che si rinchiude in stanza perché deve scrivere una cosa sul Belgio. Litighiamo… Poi, finalmente, dopo il carroarmato, impara a guidare anche il barchino: ma solo per due giorni, poi torna a rinchiudersi. Io che me ne vado in barchino da solo. E, rientrato dopocena, lei che già dorme. Due orgogli monumentali a confronto. Passa un giorno. Due. Tre. Poi Silvia mi dice che se n?è andata incazzata nera. Ha preso l?aliscafo, è andata a Fiumicino ed è partita per il Medio Oriente. Lei non era un inviato, ma ogni tanto si inviava da sola.

11 settembre 2001. Due aerei abbattono le Torri gemelle di New York.

19 settembre 2001. Un gruppo di talebani, sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul, fermano una cronista del Corriere della Sera e l?ammazzano. Mi telefona Silvia: è lei, mi dice.

Agosto 2008, Ponza, quello stesso Hotel, la Torre dei Borboni, ma questa volta da solo, in una stanza da solo. Ma ho la vista sul mare. Questo splendore di isola è il solo posto al mondo che mi restituisce un senso piacevole del tempo che passa, del fluire delle cose, di un presente da cogliere e vivere subito. Non c?è nessun futuro. C?è un passato che bussa, insiste, ma tiro avanti. Tiriamo tutti avanti. Come carroarmati.

 

Distinguersi. Una necessità!

grazia

Con la diffusione di certi marchi multinazionali ha avuto origine uno strano fenomeno di cancellazione delle differenze geografiche. E? come se provenissimo tutti dallo stesso luogo. Da un luogo che in realtà non esiste. Se scattiamo una foto di gente che cammina per una strada di New York e la confrontiamo con un?immagine simile scattata a Parigi o a Milano, sarà difficile distinguerle. Le persone nelle foto sono vestite esattamente nello stesso modo. Levis, H&M, Zara, Gap, Diesel hanno prodotto una sorta di monocultura universalmente condivisa. Un look che ha azzerato ogni marchio di origine. Lo stesso accade anche con il cibo. Possiamo mangiare lo… stesso panino di McDonald?s in ogni angolo del mondo. E quando andiamo a trovare degli amici che abitano in California o in Giappone, è molto probabile che abbiano il nostro stesso divano dall?impronunciabile nome svedese.

Se da un lato questa monocultura ci fa sentire il mondo più a portata di mano, dall?altro ci rattrista perché viaggiare rischia di perdere il suo significato di scoperta. In un tale contesto personalizzare diventa una vera necessità. Distinguersi, affermare la propria personalità. Si può iniziare dalla propria auto. La nuova MINI Clubman propone più di 10 mila personalizzazioni possibili. Si va dalla scelta del colore e della grafica degli specchietti, alle maniglie delle portiere fino alla personalizzazione con il proprio nome dei listelli sotto la portiera. Entri ed esci dalla tua MINI e il tuo nome (o qualsiasi scritta o logo tu voglia) è in bella evidenza. Ma non è finita qui. MINI propone inoltre il ?Roof Designer?, un servizio del sito mini.it che permette di sfogare la propria creatività disegnando un tettuccio unico e inimitabile. Si può scegliere tra le molteplici proposte già a disposizione oppure disegnarlo a mano libera. Il progetto verrà poi trasformato in pellicola adesiva e spedito all?indirizzo indicato, pronto per il montaggio immediato o per l?applicazione, compresa nel prezzo, presso qualsiasi Concessionaria MINI in Italia.
E voi, cosa aspettate a distinguervi?

 

Sono serviti l?esercito e una superprocura. Ma NAPOLI è stata ripulita in 58 giorni

Perché Silvio Berlusconi ha ripulito Napoli in 58 giorni, riuscendo in un?impresa impossibile per 14 anni? Semplicemente perché ha deciso di farlo. Sembra un paradosso, ma è così.
 
grazia
 
Gli scogli principali che impedivano la normalizzazione erano due. Il primo: nessun comune voleva le discariche. Il governo di centrosinistra non aveva la forza di imporle. Nella primavera del 2007 Guido Bertolaso, allora commissario governativo, ebbe da Romano Prodi il benestare ad aprire la discarica di Valle della Masseria, contro il parere dell?allora ministro Alfonso Pecoraio Scanio. Arrivò la polizia per consentire i lavori, ma arrivò anche una folla di manifestanti. Alla polizia fu dato ordine di ritirarsi, la discarica non si fece, Bertolaso si dimise.

Il governo Berlusconi si è trovato di fronte a manifestazioni del genere nel comune di Chiaiano, ma ha deciso di andare avanti: con la polizia e con l?esercito. Tra due mesi, con la ragione o con la forza, la discarica sarà aperta. Il secondo elemento è l?azione della magistratura campana. Nei momenti dell?emergenza, i commissari hanno privilegiato la raccolta dei rifiuti che ingombravano le strade rispetto alla qualità del prodotto che usciva dagli stabilimenti per la produzione di combustibile da rifiuti destinati a un inceneritore - quello di Acerra - che sarà finalmente pronto tra pochi mesi dopo quasi otto anni di tribolazione.
Bene, la procura di Napoli ha arrestato in giugno 25 persone - tra cui i direttori degli stabilimenti di cui abbiamo parlato e il braccio destro di Bertolaso - accusandoli di traffico illecito di spazzatura perché il prodotto di quegli impianti era di cattiva qualità.

Negli anni precedenti molte discariche erano state sequestrate a lungo per il sospetto di irregolarità. E, intanto, la spazzatura raggiungeva i piani bassi delle abitazioni. Il nuovo governo ha accorpato nella figura del procuratore della Repubblica di Napoli la responsabilità di indagare sul tema per tutta la Campania e ha affidato a un collegio di tre persone i provvedimenti di sequestro finora competenza di un solo magistrato. Così le sorprese sono finite.

UNA SOCIETÀ PERFETTA NON SPORCA (E NON ESISTE)
Il decreto del governo ha stabilito, in realtà, che l?emergenza sarà finita soltanto al termine del prossimo anno, quando il ciclo raccolta-stabilimento-termovalorizzatore e le discariche funzioneranno tutti. Oggi si lavora ai limiti, spedendo ancora rifiuti in Germania dove, per qualche mese, finiranno in un termovalorizzatore costruito dalla stessa ditta che sta lavorando ad Acerra. Il problema è che in Italia, per anni, ha prevalso una corrente ambientalista che non prevedeva né discariche né termovalorizzatori. In una società perfetta, però, la raccolta differenziata dovrebbe consentire di dividere l?umido da cucina da carta, lattine, plastica,vetro riciclabili. L?umido, a sua volta, dovrebbe essere trasformato in compost, un fertilizzante.
Il problema è che in nessun paese al mondo esiste una situazione del genere. Gli altoatesini, che sono i più avanzati d?Italia e forse d?Europa, arrivano al 70% di raccolta differenziata. E, infatti, hanno discariche e termovalorizzatore. A Napoli la raccolta è sotto il 10%, a Milano è al 30%. Se avessimo dovuto aspettare la società perfetta immaginata da Pecoraro Scanio, saremmo fisicamente seppelliti dalla spazzatura. Come è accaduto a Napoli.

 

Soldati in città? Le donne sono d?accordo, grazie a Hollywood

graziaSi fa un gran parlare, in questi giorni, di militari. La notizia che più ha suscitato dibattito e polemiche è che, da questa settimana, ne arriveranno 3000, in alcune città italiane, con compiti di vigilanza.

Chi si dichiara a favore parla di lodevole iniziativa che potrà solo giovare alla sicurezza dei cittadini, i critici la definiscono un’operazione di facciata che non cambierà nulla della sostanza delle cose e qualcuno straparla di presenze minacciose e derive autoritarie. Ma avete provato a chiedere alle donne cosa ne pensano? Io l’ho fatto con qualche giornalista di «Grazia» (le più spregiudicate) e, soprattutto, ho ascoltato una trasmissione radiofonica, quasi esclusivamente femminile, venendo una mattina al lavoro.

Di base, il giudizio è positivo ma, mi verrebbe da dire, più per motivi estetici e sentimentali che politici… «Finalmente vedremo dei bei ragazzi per le strade», era il commento più diffuso, insieme a quelli sul fascino antico, e mai dimenticato, della divisa, il mito dell’uomo vero (avete in mente, sembra passata un’eternità, quel tipo che non doveva chiedere mai?) e la scarsità di maschi interessanti in circolazione. «Speriamo che familiarizzino con la popolazione» è la tesi del nostro caporedattore Tiziana. Mentre un’ascoltatrice tentava, in diretta, un’interpretazione sociologica: la leva non è più obbligatoria, si rischia di perdere “familiarità” con i soldati, quindi ben venga la loro presenza nella nostra vita quotidiana. Ma il suo è un commento sofisticato e isolato, rispetto a quelli di chi si dichiara più interessata al peso dei pettorali che ai valori della società.

Ascoltavo la radio affascinata, chiedendomi da dove arrivasse tanta simpatia per un genere maschile, tutto sommato, poco diffuso e poco frequentato, per lo meno dalla maggioranza di noi, quando improvvisamente ho capito: il merito, o la colpa, come sempre è di Hollywood. Dei suoi eroi ruvidi, da John Wayne a Clint Eastwood, di quelli alternativi, da Sean Penn a Colin Farrell. Ma soprattutto del mitico Richard Gere, ufficiale e gentiluomo, che ci ha sedotte, convincendoci che l’uomo giusto per noi poteva essere solo un militare di carriera, perché lui, e solo lui, ci avrebbe salvate dalla noia della routine (qualcuna ha, per caso, dimenticato la scena di lui che porta via lei in braccio, tra gli applausi entusiasti delle compagne di lavoro?). Non soddisfatto, il mascalzone ci riproverà, con altrettanto successo, qualche anno dopo quando ci instillerà il dubbio che fare la prostituta possa avere i suoi aspetti positivi, se incontri il manager giusto e hai la faccia della pretty woman Julia Roberts… ma questa è tutta un’altra storia.

Comunque stavo meditando sul nostro immaginario e gli stereotipi della virilità, quando, arrivata in redazione, ho letto altre due notizie sui militari, che rimettono in discussione tutte le nostre convinzioni e i nostri sogni. La prima è che il presidente Bush ha appena autorizzato la condanna a morte di un soldato americano, Ronald Gray, accusato di vari stupri e omicidi. Come sempre capita in questi casi, il giornalista, scrupoloso, citava tutti i precedenti e le percentuali, altissime, di soldati imputati per i più vari reati: perché, spiega il solito psicologo, la divisa dà potere e accentua in chi ne abbia già tendenza i lati autoritari, prevaricatori, perfino sadici. Andiamo bene… In compenso, seconda notizia, Greg Rogers, ucciso a Baghdad a soli 40 anni, era un vero eroe, coperto di medaglie e onorificenze: peccato, però, che fosse omosessuale dichiarato e questo è un tale problema, che le sue preferenze sessuali sono state cancellate d’autorità nel sito che parla di lui. Le organizzazioni gay sono insorte, accusando giustamente il Pentagono di censura, e hanno reso pubbliche le percentuali sulla presenza di omosessuali nell’esercito americano. Impressionanti. E il mito della virilità guerriera? E il nostro sogno di uomini veri, duri e puri?

Non ci si può proprio fidare di nessuno…

 

La moda sfreccia in vacanza

graziaE? tempo di vacanze e di sfatare finalmente il mito che noi donne siamo solite viaggiare con la nuova cabina armadio di Carrie Bradshaw stipata dentro 42 valigie e un esercito di schiavi al seguito per trasportarle. Roba del passato. Dicerie del secolo scorso. Oggi noi donne sappiamo esattamente quello che vogliamo portarci in vacanza e un trolley della linea GO FAST di Mini è esattamente quello che fa al nostro caso.
Senza contare che un viaggio è sempre un?occasione perfetta per fare shopping, per trovare capi, scarpe e accessori glamour e unici che al ritorno dalle vacanze le nostre amiche ci invidieranno. Meglio dunque viaggiare leggere e approfittare della nostra abilità tutta femminile di riempire il bagagliaio della nostra Mini di shoppers.

Per quanto riguarda il viaggio, è vero, siamo bravissime a guidare con il tacco dodici e lo sappiamo. Ma dobbiamo forse ancora dimostrarlo a qualcuno? C?è ancora qualcuno che non ne è al corrente? Perché affaticare inutilmente le nostre povere caviglie quando possiamo indossare delle comode e leggere sneaker griffate Mini? Godiamoci il nostro viaggio verso le meritate vacanze. E poi, con le scarpe giuste, si arriva anche prima a destinazione.

 

Stile italiano a Hong Kong

grazia
Didascalia: insegna di un negozio al terzo piano di un edificio nel centro di Hong Kong

Si sono conosciuti da qualche parte in giro per il mondo. Lei lo ha convinto a trasferirsi a Hong Kong. Sono arrivati a novembre, quando il clima è mite, la città luminosa e piena di emozioni. Lui ha investito tutti i risparmi di una vita in una piccola azienda di abbigliamento: gusto italiano per la Dana Jeans Inc. Tutto in suo onore.
Un po’ fredda Hong Kong a gennaio, ma lei è una favola e gli affari vanno bene: vivono al The Peninsula e non cercano casa, come dargli torto? A febbraio lui le regala l’azienda: “ti amo, porta già il tuo nome, voglio che sia tua per sempre”.

Quando lei sparisce nel nulla, a giugno, il clima inizia a diventare torrido. Lui riceve la lettera di un avvocato che già non si respira più: l’estate qui è a 30 gradi con il 100% di umidità costante. Il legale gli notifica il trasferimento dell’azienda: Dana è andata a San Francisco, dove l’estate è dolce e malinconica. Lui fa appena in tempo a cambiare il nome allo show room.

Altrimenti: esiste un’altra spiegazione plausibile?

 

La CRISI è il nuovo ?global warming?. Prima di parlare, meglio informarsi

Per la vera (o presunta) crisi economica si sta svolgendo lo stesso scenario confuso che è sorto intorno al riscaldamento globale. Gli esperti si dividono in ?catastrofisti? e ?pompieri?.
 
grazia
 
I primi evocano lo spauracchio della Grande Depressione del 1929, quando una vasta bolla speculativa sui mercati finanziari di Wall Street esplose, lasciando carta straccia in mano agli azionisti, provocando il crollo di un numero spropositato di banche (e aziende) e portando il tasso di disoccupazione al 25%.

Va subito detto che la situazione è seria, ma siamo lontani da una prospettiva del genere. Ci sono persino osservatori certi del fatto che, continuando le economie principali a crescere, non si tratti nemmeno di una vera recessione. Altri si sono già fasciati la testa e con toni sepolcrali prevedono la fine del benessere e un futuro nerissimo. Prima di decidere a chi credere, è bene cercare di capire le origini di questo rallentamento economico che ha origine nel mercato immobiliare statunitense e nella crisi dei mutui ?subprime?.

Per stimolare l?economia dopo la sberla che l?aveva tramortita l?11 settembre del 2001, gli istituti di credito americani hanno reso molto più facile ottenere prestiti per acquistare o rinnovare una casa. ?Subprime? vuol dire ?sotto al prime rate?, cioè al tasso di sconto o costo del denaro. Per semplificare, direi che i clienti ?prime? sono quelli ideali, con beni mobili e immobili che garantiscono il prestito. Quelli ?subprime?, invece, possono contare solo su un reddito sufficiente a pagare le rate e un profilo creditizio adamantino: ossia sono sempre stati puntuali nell?estinguere i debiti. Molti americani, bombardati da offerte di denaro facile, hanno approfittato di quest?occasione per diventare proprietari.

L?economia ha reagito bene: le aziende producevano merci, la gente comprava, i posti di lavoro aumentavano e il mercato immobiliare è salito, facendo aumentare a dismisura il valore delle case. Banche e istituti di credito hanno di nuovo offerto il rifinanziamento dei mutui di clienti ?non ideali? dando loro accesso ad altra liquidità (e a un ulteriore indebitamento).

Ora siamo alla resa dei conti: per questi clienti era sufficiente una malattia, un divorzio e/o la perdita del lavoro per entrare in crisi con le rate. Ora, le banche, sovraesposte con debitori inadempienti, sono entrate in crisi di liquidità e rischiano il fallimento.

Secondo Paul Krugman, stimato economista liberal del New York Times, tutto si risolverà con un intervento di salvataggio del governo americano, attraverso gli stessi meccanismi predisposti per evitare un altro 1929: con i soldi dei contribuenti, le banche e gli investitori saranno al sicuro chi non ha onorato i debiti perderà la casa e, dopo un periodo di sofferenza moderato, la crisi finanziaria rientrerà.

Anche se ormai l?economia è globale, l?Italia ha una profilo immobiliare e creditizio molto diverso. Non abbiamo i picchi e le valli dei mercati immobiliari anglosassoni e le banche non concedono mutui a clienti meno che ?ideali?. È una garanzia relativa e conviene leggere bene le pagine finanziarie dei quotidiani, invece di saltarle come spesso facciamo. Prima di decidere se siamo catastrofisti o pompieri, cerchiamo di essere persone ben informate dei fatti. Come insegna Simone de Beauvoir nel libro Il secondo sesso, la base primaria di ogni emancipazione è la libertà economica.

 

Il critico non va in vacanza: il Generale Lee per le strade dell?Upper East side

graziaFare il critico televisivo è una responsabilità e a volte significa anche andare contro i propri principi. Nel caso specifico guardare nella stessa sera un film tratto da una serie anni 80, Hazzard, e una serie che avevo archiviato rapidamente come ?roba da ragazzini?, Gossip Girl.
Cominciamo da Hazzard.

Hazzard. Questa recente mania hollywoodiana di trasformare le serie televisive americane degli anni 80 in soggetti cinematografici mi irrita profondamente. A parte il fatto che denota una certa pigrizia o assenza di creatività degli sceneggiatori, decidete voi come chiamarla, ci sta rovinando alcuni dei migliori ricordi dell’infanzia. Come molti miei coetanei da bambino ero un fan dei cugini Duke e per anni ho sognato di sfuggire alla polizia saltando un fiume a bordo del Generale Lee. Apro una parentesi. Non vi nascondo che ancora oggi se mi venisse data l’opportunità di farlo, accetterei al volo. Infatti sono totalmente impazzito quando, poche settimane fa, ho scoperto dell’esistenza del Dukesfest che si svolge ogni anno al Motor Speedway di Atlanta. Decine di Generale Lee in mostra e riproduzioni dei famosi inseguimenti quotidiani di Hazzard. Un sogno. Chiusa parentesi. La serie ho smesso di seguirla quando Bo e Luke furono sostituiti dai cugini Coy e Vance. Ai tempi avevo 9 anni e non ero certo in grado di capire perché un attore scomparisse da una serie. Per me era stata una profonda delusione e credo sia il motivo per cui oggi faccio il critico televisivo.

Ora che avete il quadro completo della situazione, potete capire cosa sia stato per me accettare l’incarico di guardare il film Hazzard. Mi aspettavo solo il peggio e così è stato. L’idea di ambientare ai giorni nostri Hazzard, ma conservando la stessa macchina e il contrabbando di alcolici (nel 2008!!!),  è una cosa che fa venire voglia di cambiare mestiere. Chessò scrivere di uncinetto o di rotatorie dal diametro sottodimensionato oppure gestire un blog sulla Pétanque in Italia, specialità credo praticata da 4 persone. Bo e Luke sono diventati due deficienti, lo zio Jesse da contrabbandiere durante il proibizionismo diventa un hippie, Cooter è sempre quello che riporta in vita il Generale, lo sceriffo Roscoe non è per nulla divertente e Boss Hogg interpretato da Burt Reynolds c’entra poco o nulla con il personaggio. Daisy Duke? E’ interpretata da Jessica Simpson, e questo vi basti.

Gossip Girl. A differenza di molti critici televisivi, non parlo di programmi che non ho visto. Una scelta che sicuramente porta via molto tempo, ma credo che alla fine la differenza si noti. A volte mi capita invece, ahimè, di archiviare una serie anzitempo basandomi sugli ascolti, sul parere di qualche amico o su qualche articolo. Se le fonti sono buone, nella maggior parte dei casi funziona e così avevo fatto con Gossip Girl. Archiviata come una serie pe ragazzini dagli ascolti modesti. Purtroppo in questo caso le mie fonti avevano torto. Ieri sera, dato che avevo scritto un post sulla nuova provocante campagna pubblicitaria della serie, ho visto il pilota e ne sono rimasto entusiasta. Intrigante, veloce, ben scritto, bei personaggi. Per ora mi fermo qui, il resto a quando avrò visto tutta la prima stagione.


HOLLYWOOD RUMORS

90210. Nello spin-off di Beverly Hills 90210 pare che Kelly Taylor (Jenny Garth) abbia un figlio di 4 anni. Non è stato ancora svelato se il padre sia Brandon o Dylan.
A proposito di Beverly Hills, quanti ne ordiniamo di questi iPod?

CSI: NY. Il celebre rapper Nelly si aggiungerà al cast per alcuni episodi. Nelly interpreterà il proprietario di un locale che funge da informatore per Mac e i suoi.

Smalville. I produttori esecutivi della serie hanno spoilerato: ?Lois e Clark lavoreranno fianco a fianco al Daily Planet e Lois inizierà a vedere Clark con occhi diversi?.

Greek. Charisma Carpenter (Cordelia Chase in Buffy e Angel e sexy mamma in Veronica Mars) torna a vestire i panni di Teagan Walker, pezzo grosso delle Zeta Beta Zeta.

L Word. Elizabeth Berkley (Bayside School) farà la guest star in più episodi dell?ultima stagione di L Word. La Berkley interpreterà la ragazza che aveva piantato Jennifer Bette ai tempi del College.