Non voglio SAPERE niente di te: mai aprire il motore se non sei un meccanico | |
![]() Ancora poco tempo e me ne andrò da qui, smetterò di affittare questo spazio per foto e spot e location pubblicitarie. Me ne vado per un sacco di ragioni, ma una è che non sopportavo più di vedere sventrare e violentare questa casa. Bastava non farlo, tu dici: impossibile, finché ti pagavano a quel modo. C?era sempre una buona ragione. I primi tempi rimanevo all?erta per tutto il tempo. A sorvegliare e sistemare e vigilare. Una sofferenza, un logorio di nervi che la sera mi lasciava a pezzi e ogni volta mi faceva dire: mai più. Poi ho cambiato tecnica. Andavo via la mattina presto e lasciavo una persona a occuparsene, tornando il più tardi possibile quando tutto era miracolosamente risistemato, o quasi. A vederla di giorno, per come te la conciano e te la smontano, non ci credi che torneràcome prima. E invece sì, o quasi. Basta riassettarla e ripulirla come se fosse passato il colera. Magari resta qualche segno, è un po? più vissuta, è come un?auto usata e tenuta benissimo, ma con un sacco di chilometri. Meglio non aprire il motore, se non sei un meccanico. Meglio non entrare nel bagno di una donna, se non sei un filosofo.
Allo stesso modo, ora, non voglio sapere niente di te. Ci fu un tempo in cui avrei voluto conoscere ogni anfratto della tua biografia: un percorso che presto o tardi avrei usato per assolverti o per condannarti. Ora mi impongo che quello che vedo debba bastarmi: la tua storia è nel tuo viso, nei tuoi lineamenti, nelle ombre e luci del tuo sguardo, dopo una certa etàabbiamo la faccia che ci meritiamo. Io non voglio sapere che cosa ti ha fatto così, non voglio guardare nel motore, sapere che cosa ti ha limitato o arricchito; non voglio sapere se il tuo sia un meritevole punto d?arrivo o un disonorevole ristagno attorno al punto di partenza. Non voglio conoscere i tuoi genitori. Non voglio vedere la foto dei tuoi ex. Giungo a questa ora delle nostre vite, ti trovo come sei, con qualche segno, vissuta come desidero che tu sia. Il nostro passato ci ha portato a noi. Avremo tempo per raccontarci esperienze e curriculum: tanto non ne esistono di adatti a giustificare noi. Dopo una vita questo mi rimane: la percezione inafferrabile, irrazionale, che sei l?unica persona che voglio. | |
Gli uomini preferiscono Mourinho | |
Visti gli argomenti che tratto, non vorrei qualcuno pensasse che ho una visione stereotipata della donna, perché non è così. Non vedo tutte le donne come persone che vogliono avere figli, che odiano il calcio, che amano i reality e che hanno forti e inspiegabili e incontrollabili emozioni. So bene che molte donne non hanno neanche una di queste caratteristiche, anzi ne conosco a decine e sono tutte tra loro felicemente sposate. La scelta degli argomenti dipende dal fatto che, oltre a essere cliché e forse proprio per il fatto di esserlo, si ripresentano ogni giorno nella vita di ogni uomo senza che sembri anche solo lontanamente possibile venirne mai a capo. Ad esempio, si sa, alle donne non piace il calcio. ?Anche a me piace?, ?luogo comune?, ?piace pure a me?, ?non è che non mi piaccia??. Ok. Ma per quelle tre o quattro donne che tutto sommato il calcio non è neanche la morte, ce ne sono però un paio di bilioni che, è inutile star lì, il calcio fa vomitare. E poi, anche quando a una donna piace, in realtànon le piace veramente, e questo perché lei e un uomo, quando guardano la stessa partita, vedono due cose diverse: lei magari pensa che quello che prova sia piacere, ma in realtàè solo un conato di grado inferiore. Per dire: Anche alla mia ragazza piace il calcio, ma poi, quando mi trova lì a guardare Chelsea-Liverpool con lo stesso entusiasmo e interesse come se fosse Milan-Juventus (come sarebbe a dire ?che differenza c?è??), dice ?siete tutti uguali? e si sente trascurata e io sinceramente non riesco a immaginare quello che prova.
Come dicevo: non è lo stesso piacere, non c?è lo stesso morboso coinvolgimento psicotico. Motivo? Ci ho pensato a lungo e sono arrivato alla conclusione che è solo una mera questione di simboli. È semplice: le donne vedono il calcio per quello che è, ossia uomini che cercano di mettere un pallone in una rete a suon di pedate. È tutto qui ed è una faccenda assolutamente idiota. Verissimo. Noi uomini, invece, guardiamo le partite e soffriamo per il simbolismo, le allegorie, l?immedesimazione. Dico davvero: soffriamo come dei cani e non ci possiamo fare niente. Mai visto un elettrocardiogramma di un tifoso?
(accartocciato nel cofano-motore dell?altra macchina, intendo), e ti fa gioire come [tutto quello che si presume verràdopo] il primo bacio. Perché? Per il simbolismo. Non ci sono davvero una palla o una rete, làin mezzo, ma ci sono la madre, il padre, l?utero, Edipo, il peluche di quando eri piccolo e chissàche altro. Non dico questo per insinuare che l?uomo abbia una visione più alta o più complessa e più dignitosa. Non è più dignitosa: è ridicola. Ma è il modo maschile di sublimare la vita. E poi, a dire il vero, ci frega veramente poco del destino della palla. Io e molti altri milioni di uomini soffriamo con diversa intensitàma per gli stessi motivi stando appresso alle macchine, alle moto, alle freccette, al biliardo, alle altre palle più grandi o più piccole o dalle improbabili forme. Il simbolismo della competizione, tutto qui. In altre epoche si prendeva il moschetto o la spada o la lancia o la clava e si andava tutti in centro o nel primo spiazzo d?erba disponibile e ci si sublimava a randellate a vicenda. L?uomo moderno, invece, si è messo in pantofole e grembiule e ora ha dentro un sacco di aggressività, di competitivitàe di rabbia represse che non trovano una via di sfogo sufficiente. Qualcosa di molto primitivo, di molto lontano e di molto ignoto gli preme le interiora ma lui non capisce cosa, ragion per cui io consiglio vivamente di lasciarlo tranquillo in poltrona, accarezzargli la testa e dirgli: ?sublima, caro, sublima?, anche se il sogno di tutti gli uomini ? e questo spiega quanto sia ingiustificato il senso di trascuratezza che una donna prova quando si sente meno intrigante di una partita ? è poter condividere questa passione con la propria metà, mettersi lì e gioire e soffrire insieme, discutere di calcio-mercato, di Mourinho (non di quant?è sexy Mourinho), di schemi, moviole e robe varie e poi, dopo aver fatto sesso tutta la notte (in caso di vittoria, s?intende), cercare di emulare i propri eroi (volevo dire simboli) con una bella sfida alla? che so? Playstation? Eh? No? Ok, un passo alla volta, lo capisco. È normale che il mondo non sia ancora pronto ad accettare le profonde implicazioni freudiane della Playstation. | |
Ci sono NOTIZIE che stroncano anche la più tenace delle ottimiste | |
![]() Quando ho letto che era appena stata approvata in Afghanistan una legge che consentiva lo stupro in famiglia, la mia prima reazione è stata: non ci credo. I giornalisti, si sa, a volte esagerano… La notizia era, ed è, talmente assurda, talmente anacronistica. E invece è tutto vero. Le mogli afghane (quelle sciite, per l?esattezza, che sono comunque un bel 20% della popolazione) da oggi in poi, non potranno mai, per nessun motivo, rifiutarsi di avere rapporti sessuali con i loro mariti. E gli uomini che li pretendessero con la forza saranno spalleggiati da polizia e giudici. Quello che rende il tutto ancora più irreale, più paradossale è che la notizia di questa ?istruzione governativa?, che non è una vera legge ma funziona come tale, è circolata proprio mentre il presidente Karzai stava finendo di parlare alla conferenza dell?Aia, magnificando i passi avanti del suo Paese, soprattutto nei confronti della scolarizzazione delle donne… Che, sia chiaro, possono laurearsi, ma per lavorare devono avere il permesso di padre, marito o fratello, non possono circolare per strada da sole e se, per un qualunque motivo, scappano di casa (provate a indovinare perché una donna afghana può decidere di scappare, per andare a fare shopping?) vengono immediatamente arrestate e riportate in famiglia. È giàsuccesso a centinaia di mogli bambine, costrette al matrimonio contro la loro volontà. Il governo afghano si è guardato bene dallo smentire o anche solo dal commentare in qualche modo. E come avrebbe potuto, visto che è tutto vero. Peccato che quello stesso governo sia sostenuto e finanziato dai Paesi democratici, tra cui il nostro, che straparlano di ?dialogo? e di ?processo di riconciliazione?: del mondo con l?Afghanistan, credo di intuire, ma solo con la parte che porta i pantaloni, essendo quella con le gonne da considerarsi oggetti e non esseri umani.
Il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui si chiede una smentita o una chiarificazione, «perché ci sono dei limiti che non si possono varcare». Dall?altra parte dell?oceano, Hillary Clinton ha commentato brevemente: «Un Paese non si può sviluppare se metàdella sua popolazione è oppressa». Non è un po? poco per un?aberrazione di questo livello da parte di quello che viene definito un ?regime amico?? Non voglio peccare di ingenuità, la politica internazionale è una cosa complicata, nessuno vuole lo ?scontro di civiltà? e qualsiasi colonizzazione, religiosa o culturale, è inaccettabile. Ma in Afghanistan un uomo è stato accusato e condannato a morte per blasfemia per avere scritto articoli a favore dei diritti delle donne. Una campagna internazionale ha poi ottenuto la grazia e così Perwiz Kambakhsh trascorreràsolo vent?anni della sua vita in carcere… Spesso ci si interroga sulla scarsa partecipazione femminile alla vita politica. Ho capito perché non siamo portate: noi siamo delle sentimentali che ancora credono alla differenza tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. L?abbiamo letto nei libri, visto nei film e ci abbiamo creduto. Il realismo politico e la sua tendenza al compromesso non ci appartengono. Ecco perché gli uomini continueranno a governare il mondo. E noi a piangere e soffrire per i suoi mali. | |
Giorgio Gori, intervista collettiva di Grazia | |
Sei un tipo fortunato? Come sei arrivato in televisione? L’intervista completa la trovate su Grazia di questa settimana. | |
The village saturday | |
The girl comes from the country when the end of the day is near. I?d wait you in a laundry to make you love me, dear. | |
Il miracolo della replicazione | |
Anni fa, mentre facevo il servizio civile e stavo amabilmente prendendo il caffè con una mezza dozzina di infermiere (il mio servizio civile è consistito nel fare compagnia alle infermiere di una casa di riposo per anziani, se ho capito bene), discorrendo del fatto che io non avrei mai voluto avere figli e loro invece sì, ho ingenuamente pronunciato l?espressione ?istinto di maternità?, e come se fosse una cosa ovvia, per giunta. Meno male che erano infermiere e che, dopo avermi risposto, mi hanno saputo anche medicare. Il concetto di istinto di maternitànon gode di buona reputazione, evidentemente, e in ogni caso sembra proprio inaccettabile che possa esistere un istinto di maternitàsenza il suo corrispettivo maschile. Se così fosse, ne risulterebbe che l?uomo che dice di non volere figli è uno snaturato e qui seguono tutte le possibili spiegazioni più o meno psicologiche sul perché sarebbe avvenuto lo snaturamento. La mia preferita è:
Come a dire che non intende rinunciare a essere il centro del mondo, se ho afferrato il punto. Be?, dico io, chiamalo stupido: essere il centro del mondo è uno spasso, ve lo garantisco. Come si può biasimare un uomo per la sua riluttanza a rinunciare a essere il centro e la scaturigine di tutto?
E comunque ho sentito dire che, quando nasce un figlio, tua moglie smette di amarti come ti amava fino a prima di averlo, non ti guarda più con gli stessi occhi, ha il calo del desiderio e via di seguito. È così? Perché se è così non mi sembra un baratto molto vantaggioso e mi sembra invece un ulteriore slittamento periferico: ho appena digerito di non essere più il centro del mondo, e va bene, adesso sono più tipo un satellite minore tutto sassi e sterpaglie, però questa cosa mi declassa ulteriormente, mi fa sentire come una specie di utensile utilizzato, il mezzo che giustifica il fine o una siringa da pasticciere. Ho anche sentito dire che, se prima dici che non lo vuoi, poi, quando lo vedi, ti vengono gli occhi zuccherini, ti sciogli, lo coccoli, vorresti averne cinquecentododici. Alcuni uomini diventano persino marsupiali. Ok, è il miracolo della replicazione. Un incantesimo, un sortilegio. Non dico che non avvenga, eh, anch?io ho un cuore, dopotutto. Dico solo che, se uno si trova bene senza, perché dovrebbe farlo avvenire? Avete mai visto un mago che si sperimenta addosso la bacchetta magica? Lo sa anche lui che poi è molto difficile rimanovrarla se al posto della mano hai una zampetta bianca. Ma alla fine anch?io ne avrò uno e sarò un padre meraviglioso e lui avràtutte le attenzioni di mia moglie e segretamente vorràeliminarmi e che vi posso dire, lo lascerò fare. In certi casi, però, mi sa che alcuni fanno un figlio più che altro per risolvere un vuoto che hanno dentro, altro che istinto dell?uno o dell?altro. Non sto dicendo ?tutti?. C?è qualcuno làfuori che la pensi così? Prendi due persone vuote, con due vite vuote, che non hanno più niente o non hanno mai avuto niente da dirsi, che non hanno scopi, né ambizioni, mettici un figlio che li tenga impegnati per i prossimi 18-35 anni e voilà, improvvisamente hanno il riempimento, il sonoro, l?ambizione e lo scopo. Mi sta benissimo. Buon per loro. Ma io non mi sento mica vuoto. Io tracimo. Eppure, lo so, alla fine le mie sono solo chiacchiere. Quando io e la mia ragazza ci siamo conosciuti, le posizioni erano limpide e pacifiche: ?Tu vuoi figli??,?macché?. ?E tu ne vuoi??, ?Ah ah!?. Bene. Poi, un giorno, passeggiando per strada abbiamo incontrato due perfetti sconosciuti armati di uno di quei piccoli, minuscoli batuffoli rosa talcomentolati, che a me onestamente danno lo stesso scuotimento emotivo di un copridivano, perciò tiro dritto continuando a dire quello che stavo dicendo, ma con la netta percezione come di una modificazione nello spazio-tempo dove prima c?era qualcuno in ascolto. Mi fermo, guardo al mio fianco: nessuno. Mi volto, e vedo: la mia ragazza che con due occhi liquefatti giocherella con il ? cito - ?pepè? dell?animaletto emettendo lallazioni primordiali dove prima c?erano interessanti disquisizioni sulle funzioni dei betabloccanti. | |
L?ospite della settimana: Chinaski77 | |
L’ospite di questa settimana è Mauro Zucconi, 32 anni, in arte ?Chinasky77? (chinaski77.splinder.com). Mauro è uno dei nomi più noti della blogosfera italiana e vanta giàla pubblicazione di tre libri: Hard Blog (mondadori, 2005) Come diventare il mio cane (rgb, 2006), Ristorantopoli (Liberamente, 2009). Per noi scriveràdi? niente anticipazioni. | |
Depressione post parto, questa sconosciuta | |
Umore: a 100 metri sotto il suolo. Attivitàmentale: veloce quanto quella di un affetto da demenza senile. Energia: pari a quella di un bradipo. Cura personale: senso dell?estetica concorde a quello di maga Magò. L?identikit del mio stato umorale dopo che mia figlia si era affacciata al mondo parlava da solo: depressione post parto e a tutto tondo. Come ne sono uscita? Riconoscendo le mie debolezze e limiti e chiedendo sfacciatamente aiuto, vivisezionando il concetto di maternitàe rendendolo più realistico dell?ideologia dilagante e controproducente di spot pubblicitari (mendaci) di ciucci, passeggini e pannolini. Andando controcorrente rispetto a tutte quelle madri che propagandano in modo esasperato la bellezza dell?essere madre. Sono la prima a dichiarare che avere un figlio è il successo più grande della vita ma la prima ad urlare al mondo quanto sia faticoso crescerlo pur conoscendo il rischio di essere vista come un soggetto destinato al reparto psichiatria. La scelta di praticare yoga appena prima che il mio dna cominciasse ad adattarsi ai cromosomi del pesce vipera mi ha fatto emergere dagli abissi della mia oscuritàinteriore. Corsi pre parto? No, grazie. Sono utili quanto una macchinetta per fare hot dog, in particolare se guidati da una ostetrica di 26 anni, senza figli che come se raccontasse la favola di Raperonzola assicura che è sufficiente inspirare ed espirare per vivere al meglio le sofferenze fisiche del parto.
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Notti insonni | |
Purtroppo non si tratta di un evento straordinario, è un problema che mi porto dietro dai tempi dell?università. Ma nell?ultimo anno è nettamente peggiorato: non dormo almeno due o tre notti alla settimana ed è dura.
Qualcuno mi ha suggerito di prendere dei sonniferi, ma sono contraria ai farmaci salvo quando strettamente necessari. E poi mi ricordo di una mia compagna di università, soffriva d?insonnia anche lei ed era diventata dipendente dai sonniferi. No, eviterei. Stanotte ho letto su alcuni siti che gli schermi LCD bloccano la produzione di melatonina, che è l?ormone che stimola il sonno. Spero non sia così, perché io adoro stare davanti al computer la sera o davanti alla TV a guardare qualche serie. E poi, se fosse vero, tutti i miei amici blogger dovrebbero soffrire di insonnia e invece dormono benissimo.
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